I Virus sono davvero esseri viventi pericolosi e cattivi o sono elementi Sacri e utili all’Uomo ed alla Natura?

Una veloce storiella spiegata con estrema semplicità riguardo i segreti celati dietro una parola che suscita sgomento e panico: “virus”

Cari amici, dovete sapere che i nostri cari Virus non sono altro che teneri e microscopici frammenti di quel tipo di DNA (o RNA) chiamato e considerato anche “estraneo” all’uomo. Infatti, anni e anni fa, ricercatori meticolosi e creativi hanno trovato questo DNA sia nel citoplasma di cellula sia nel loro nucleo cellulare, nucleo in cui asserirono, comprovandolo con l’uso di strumenti sofisticatissimi (i virus mediamente misurano circa 20/100 Nanometri20/100×10-6 millimetri cioè cosi minuscoli che non potreste immaginare) che si sarebbe inserito nel DNA umano per utilizzarlo, con tutte le sue funzioni cellulari, per creare cloni o  “virus figli” che poi peregrinerebbero “in giro” verso altre cellule ad infettarle a cascata. Come riesca poi il virus a dribblare le difese umorali, le difese della membrana cellulare, le difese del citoplasma, le difese della membrana nucleare ed entrare a contatto con il nostro sacro DNA nel “sancta sanctorum” nucleare, nessuno lo ha ancora ben spiegato. L’ipotesi, suffragata da alcune ricerche di molti anni fa, è che una miriade di piccoli cloni invaderebbe quindi, senza fatica alcuna, il nostro corpo ed altri corpi intorno a noi, producendo, fra l’altro, un innalzamento delle difese anticorpali, la “sacrosanta” Febbre ed altri sintomi classici ma che impauriscono la popolazione.

Questo meccanismo di replicazione casuale dei virus cattivissimi è solo una bella teoria ma niente di più.

Questi ricercatori, per descrivere questa teoria, sono partiti anni fa da teorie disegnate soltanto ”sulla carta” e supportati da immagini ed ingrandimenti realizzati da microscopi sofisticatissimi per l’epoca, da notare che questi strumenti erano costosissimi e difficili da usare dai più. Questi scienziati hanno, fra l’altro, cercato di tipizzare vari tipi di frammenti di DNA (dichiarandoli creature od entità viventi) ed hanno stabilito e codificato nel corso degli anni le varie nomenclature a tutta una serie di frammenti virali, del resto abbastanza simili tra loro. Quello che variava era il cosiddetto “capside”, cioè la capsula proteica che contiene il Dna o Rna virale e che obbedisce alle leggi universali dei solidi platonici e della sezione aurea, cioè possiede forme perfette e classificabili più come codici geometrici sacri piuttosto che come corazza di guerra di creature distruttive.

I ricercatori hanno cioè osservato, da queste foto ingrandite elettronicamente, che questi frammenti sono circondati da proteine con polarità e forme tali da formare involucri ben stabili e strutturati. Osservando le foto elettroniche ingrandite dei vari tessuti infiammati, qualche ricercatore ha “deciso” che questi frammenti o virioni (senza vita e persi nel citoplasma) fossero i famigerati “Virus” responsabili delle cosiddette malattie virali. E su questi frammenti si è costruita una vera e propria scienza dalla quale ne derivano le recenti terapie antivirali ed una miriade di cosiddetti vaccini.

Comunque non mi stancherò mai di ripetere che i virus non sono “vivi” e non possono assolutamente esserlo, lo potreste capire anche voi, non hanno i mezzi per muoversi nello spazio, di nutrirsi, di figliare autonomamente, di reagire al mondo circostante ecc… Ancora un grande mistero fatto passare e spacciato furbamente, alla luce di quanto possiamo immaginare, per dogma sacrosanto e verità scientifica.

Vediamo cosa è e come funziona, innanzitutto, il microscopio elettronico. Capirete come le curiose immagini di questi cosiddetti virus sono molto difficili da attribuire a creature viventi e soprattutto molto furbe le interpretazioni creative dei maghi del microscopio.
Per superare i limiti dei microscopi ottici sono stati sviluppati, negli ultimi 50 anni, strumenti che sfruttano le conoscenze di base ottenute dalla fisica nucleare e dai grandi progressi dell’elettronica. Si tratta dei microscopi elettronici e atomici. Nei microscopi elettronici viene utilizzato, al posto della luce, un fascio di elettroni per ‘illuminare’ il campione da esaminare. Questo permette di ottenere ingrandimenti molto maggiori in quanto l’ingrandimento è legato alla lunghezza d’onda della radiazione che incide sul campione. La luce visibile, per dare un valore medio, ha una lunghezza d’onda di 4.000 Å (Å è il simbolo dell’Angstrom, un’unità di misura molto usata in microscopia e che corrisponde a un diecimilionesimo di millimetro), mentre i fasci di elettroni utilizzati nei microscopi elettronici possono arrivare a 5 Å. A quell’epoca si misuravano le dimensioni piccolissime in Ångstrom. Oggi si misura tutto in nanometri per cui sappiate che 1 Å equivale ad 0,1 Nanometro. E fate i vostri conti.

In questi strumenti gli elementi principali sono un cannone elettronico che produce il fascio e alcune lenti magnetiche, che non hanno nulla a che fare con le lenti ottiche in quanto sono campi magnetici che deviano gli elettroni, proprio come le lenti ottiche deviano i fotoni (e quindi i raggi luminosi), e possono essere regolati in modo da indirizzare con estrema precisione il fascio di elettroni, metterlo a fuoco e amplificarlo. L’ingrandimento del campione che si riesce a raggiungere con i vari tipi esistenti di microscopio elettronico può superare il milione di volte.

Il microscopio atomico, introdotto nel 1986, non viene utilizzato per vedere un campione, ma per ricrearne un’immagine stilizzata. In realtà si tratta di un sistema a scansione, una sorta di microscopica punta avente dimensioni del milionesimo di millimetro, fissata a una altrettanto minuscola leva, formata da un composto di silicio, che viene fatta praticamente strisciare sulla superficie del campione. Le deviazioni della leva dalla posizione di equilibrio, dovute alla forma microscopica del campione, vengono misurate inviando un fascio laser su un punto preciso della leva stessa e misurandone la riflessione. Da queste deviazioni, più o meno grandi, si riesce a ricostruire un’immagine del campione stesso. Come potete immaginare quello che si riesce a vedere da un’immagine di questi microscopi elettronici ed atomici non può essere preso come verità inossidabile di teorie di vario tipo sulla “vitalità” di un virus. Non si può percepirne le intenzioni, la localizzazione, gli spostamenti e così via.
Per cui smettiamola di raccontarci favolette sulle teorie e idealizzare folli teoremi, iniziamo ora a rileggere la Virologia su basi meno fantasiose, create a volte ad hoc per mettere in piedi la fiorentissima industria dei vaccini e degli antivirali ma soprattutto per spaventare la popolazione con un “caccia all’untore” di manzoniana memoria.

Stefan Lanka, uno dei più prestigiosi e famosi virologi e biologo molecolare, laureato in scienze naturali e biologia con specializzazione in botanica marina all’Università di Costanza, è nato nel 1963 in Germania. Dal 1984 al 1989 ha fatto ricerche in neurobiologia genetica e virologia e dal 1987 al 1994 ha condotto altre approfondite ricerche in biologia molecolare studiando l’origine dei virus e cercando di isolarne alcuni.
Lanka è stato il primo, tra l’altro, ad osservare un curioso virus marino: l’Ectocarpus Silicosus (strano il riferimento alla Silice, dovremmo indagare come mai, tipizzandolo ed osservandone la struttura, lo hanno definito silicosus, forse riferito ai cristalli di Silice di cui è formato il quarzo che ha una struttura geometrica ben definita e considerata sacra). Lanka è stato il primo ad osservare direttamente un sistema stabile di una cellula con un virus “ospite”.
Ebbene, nelle sue centinaia di osservazioni, racconta lo scienziato in un’intervista, non ha mai visto una sola volta un virus “uccidere o aggredire” nessuno!…
Non ha mai constatato questo ruolo di virus come tremendo killer!
Ha potuto constatare invece che sono fole e stupidaggini certe frasi terroristiche che riportano alcune riviste, quando affermano che questo o quel virus, potrebbe uccidere tutti in mezz’ora!
Ma non lo fa! E perché non lo fa? Perché ha altro da fare! Perché sono altre le cose cui si dedica; ossia il virus si occupa di trasportare “informazioni” da una cellula all’altra. Magari a riparare il nostro DNA come un buon elettricista o un operatore informatico che procede a resettare il sistema e reinformare il nostro DNA per aprire la porta alla epigenetica che ci permette, come razza umana, di evolvere e di mutare alcuni elementi obsoleti con frammenti puri ed io chiamerei “sacri” che ci arrivano, tramite i virus, secondo le leggi della risonanza e dell’entanglement elettronico dell’Universo. Ovviamente questo “innesto” di informazioni non è scevro da sofferenze, di “influenze” e febbri catartiche e terapeutiche e purtroppo di decessi per coloro che non hanno più possibilità di fare salti evolutivi in questa vita.

Attenzione e fissate bene nella mente questo concetto: il virus ci viene donato come essere perfetto e portatore di informazioni vitali, immaginatelo come una chiave elettromagnetica a codici (potete immaginarlo come una specie di badge biologico che sfrutta il campo elettromagnetico che dirige la biochimica cellulare)  donataci dalla Natura.

Il virus fa il postino, il facchino, l’elettricista ed il tecnico riparatore del DNA. Altroché crudele assassino. Io, personalmente, credo che il virus è più simile ad una chiave elettronica codificata (badge) che ad un essere vivente e pericoloso. Mi sa che ce ne vorrà del tempo per fare emergere la Verità sui perché della esistenza e della funzione di questi frammenti che amo definire sacri. Vengono dalla Natura, dalla Creazione e sono bioinformazioni con sacri codici, ci mettono in contatto con l’ordine universale, non possono essere che utili frammenti di coscienza codificata in un frammento biologico che immagazzina e porta informazioni. Come tutto ciò che ci dona la Natura, hanno una loro funzione intelligente e quindi fondamentale per il corretto svolgimento dell’Esistenza terrena e per la nostra Evoluzione.

Come potete vedere qui sotto, un virus è simbolo della perfezione e della sacralità, non la percepite?

Questo invece è un  Batteriofago (chiamato Virus dei batteri) che scambia informazioni e frammenti di DNA con cellule batteriche. La scienza non ha ancora capito perché, unica cosa che rassicura gli scienziati è che non “attacca” l’uomo (divertente la definizione di alcune riviste del settore). Con quello che vi ho raccontato qui sopra ora siete in grado da soli di capire il significato della cosa. Guardate bene come è fatto questo virus Batteriofago, incredibile vero?

Sembra un esserino alieno, costruito da una intelligenza superiore che sa utilizzare elementi geometrici e biologici con una struttura sofisticata e perfetta…

Vi sarebbero tante cose da dire e da raccontare su queste creature non viventi ma spinte da un campo di forze che li muove nello spazio terrestre e li trasferisce da un continente all’altro con una velocità incredibile (non certo trasportate dal vento).

Konstantin Kaznacheyev direttore dell’Istituto di Medicina clinica e sperimentale a Novosibirsk (Russia), con colture cellulari gemellari, ha eseguito un esperimento molto significativo, che ci fa scoprire alcune verità sui comportamenti dei virus con risultati sconvolgenti.

L’esperimento prevede l’utilizzo di due colture di cellule in contenitori di vetro separati fra loro da un diaframma di vetro al quarzo, che è permeabile solo alla luce ultravioletta. In una delle due colture viene indotta un’infezione virale (EBV). Osservando l’altra delle due colture al microscopio elettronico si nota che, se è stato usato come diaframma un vetro normale impermeabile alle UV, non vi è nessuna alterazione. Invece col diaframma al quarzo si riscontrano sintomi di infezione con una riproducibilità dell’80% su oltre 10.000 esperimenti eseguiti. Questo vuol dire che c’è stata una “informazione” fra una coltura e l’altra e questa comunicazione è avvenuta sulle frequenze della luce ultravioletta.

Ricapitolando meglio: in una delle due colture è stata indotta una ‘’infezione’’ virale introducendo nella cellula il virus della mononucleosi EBV. Osservando l’altra delle due colture al microscopio elettronico si nota che, se è stato usato come diaframma di separazione un vetro normale impermeabile alle UV, non vi è nessuna alterazione né cambiamento. Se si utilizza invece un diaframma al quarzo si riscontrano nella seconda provetta di cellule ‘’sane’’ sintomi di infestazione virale con una riproducibilità dell’80% su oltre 10.000 esperimenti eseguiti. Questo vuol dire che transita una specie di informazione fra una coltura e l’altra, veicolata da una frequenza della luce ultravioletta, grazie alla memoria dell’acqua.

Su questo è d’accordo anche il Premio Nobel Luc Montagner che ha condotto ultimamente un esperimento molto simile che non è stato né pubblicizzato né divulgato come ci si sarebbe aspettato dagli organismi scientifici internazionali.

“Ciò che abbiamo trovato, ha specificato Montagnier alla rivista Science, è che il DNA produce dei cambiamenti strutturali nell’acqua che persistono durante delle diluzioni elevate, e che emettono dei segnali di risonanza elettromagnetica che è possibile rivelare. Non qualunque tipo di DNA produce sistematicamente dei segnali elettromagnetici rilevabili per mezzo del nostro dispositivo. I segnali ad alta intensità, provengono però dal DNA virale”.

Il DNA virale e batterico emette cioè segnali elettromagnetici nell’acqua (anche nella nostra acqua interna visto che siamo costituiti all’80% di acqua n.d.a.).
I segnali elettromagnetici emessi dal DNA possono essere tranquillamente rilevati, registrati come file e inviati a centinaia di Km di distanza, nello stesso modo in cui abitualmente trasmettiamo a distanza la voce tramite il telefono o la musica mediante la radio.
Lo straordinario esperimento, effettuato da Montagnier e la sua equipe, consiste nell’introdurre qualche frammento di DNA virale in una provetta e, in un’altra provetta, alcune molecole delle materie prime di cui è composto il DNA immerse in acqua pura. Una bobina, in lega metallica, registra le onde magnetiche emesse dal DNA contenuto nella prima provetta e le invia alla seconda.

Dopo 16-18 ore, nella seconda provetta compare una sequenza di DNA identica a quella contenuta nella prima provetta. La medesima molecola di DNA si è autonomamente ricostruita.

Schema del sistema messo a punto che permette la trasmissione dei segnali elettromagnetici emessi dal DNA all’acqua pura. Rif. Bibliografici: Montagnier L., Aissa J., Del Giudice E., Lavallee C., Tedeschi A., Vitiello G. “DNA waves and water”, Réf : arXiv : 1012.5166v1 [q-bio.OT] 23 Déc.2010.

Queste scoperte hanno dimostrato che il DNA sarebbe capace di trasferire le proprie informazioni ad un altro organismo, per mezzo del ‘’rumore elettromagnetico’’ che pervade l’ambiente, ossia per mezzo di un “suono” a bassa frequenza o onde elettromagnetiche, grazie alle complesse configurazioni assunte dalle nanostrutture dell’acqua che assurgono la funzione di calco che riproduce l’impronta dell’informazione irradiata.

Il DNA (anche quello virale) ha dunque la capacità di autoriprodursi a distanza, di tele-trasportarsi.
Questo avviene però specialmente se nell’ambiente c’è un ‘’rumore elettromagnetico’’ cioè onde elettromagnetiche (anche la luce, ultravioletta compresa) e non in un ambiente totalmente schermato. Se infatti le provette vengono chiuse all’interno di in una stanza schermata da C.E.M., luce,  da rumori, vibrazioni o suono di fondo, non accade nulla.

Questo esperimento contribuisce a dimostrare come anche il suono cioè le oscillazioni della materia sia uno dei veicoli dell’informazione.

Oggi siamo letteralmente circondati da onde elettromagnetiche create dall’uomo, di conseguenza il medesimo codice-DNA potrebbe potenzialmente esistere contemporaneamente in più parti del globo ed anche in molte altre parti dell’universo.

Chi ha orecchie per capire, capisca, per cui avere sempre buoni pensieri e non smettete di essere ricercatori della Verità, rispettando i codici ed i segnali che vi giungono sempre dall’Universo.

 

Claudio Viacava 2020